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Dicono che sia importante darsi degli obiettivi. Dicono che siamo la generazione che non sa darsi degli obiettivi. Dicono che anche quando ce li diamo, difficilmente abbiamo le palle e/o le possibilità per raggiungerli. Dicono che dopo le due si dovrebbe andare a letto, e io invece partorisco post come questo.
Ecco una lista di cose random che vorrei fare, diciamo, da qui a dieci, quindici anni.

1. Fare un coast to coast in USA (è altamente improbabile che sarò ricca abbastanza e libera abbastanza nello stesso momento storico prima del mio matrimonio per farlo, quindi, tizio che sposerò, ti dico subito che la meta del viaggio di nozze la decido io)
2. Includere, nel coast to coast in USA, una mini visita nelle cittadine o presunte tali nelle quali sono ambientati i miei telefilm preferiti (Stars Hollow in primis)
3. Comprare almeno il 50% dei miei regali di Natale, almeno per un Natale, sulla Fifth Avenue
4. Vedere la fioritura dei ciliegi in Giappone (forse mi toccherà sposarmi due volte)
5. Andare a un concerto dei Coldplay (in qualsiasi città)
6. Laurearmi alla specialistica (possibilmente con più di 106, che indietro tornano solo i gamberi, a casa mia)
7. Fare un altro Erasmus senza farsi prendere dalla smania di tornare in Inghilterra perchè poi chissà magari con la Brexit finisce nel programma Overseas e è un casino (forse non ce la farò)
8. Partecipare a minimo altri tre progetti europei
9. Partecipare almeno a un progetto europeo come team leader
10. Partecipare almeno a un progetto europeo a tema blogging e/o videoediting
11. Imparare le fondamenta del videoediting
12. Trovare il coraggio di aprire un canale Youtube per parlare (e non solo scrivere) di viaggi
13. Trovare il coraggio di postare sullo stesso canale Youtube contenuti di “lifestyle” (ovvero: parlare di trucchi, trucchini, smaltini e annessi e connessi senza sentirsi superficiale)
14. Seguire un corso di sociologia e/o antropologia (online, come corso extra, come corso per crediti a scelta, come boh)
15. Seguire un corso di russo individuale all’Università Popolare (mi stanno un sacco simpatici)
16. Riuscire a parlare russo come parlo inglese
17. Andare a un meet&greet di un mio idolo social (Zoella, se mai verrai in Italia sarò in prima fila)
18. Riuscire a seguire un corso di tonificazione muscolare senza annaspare dopo venti minuti
19. Imparare a respirare (a me i corsi di yoga mi mettono ansia perchè porca miseria NON SO RESPIRARE)
20. Trovare la ricetta per fare degli scones buonissimi
21. Usarla, e produrre scones per un esercito intero
22. Pagare una cena ai miei in un ristorante di (semi) lusso
23. Pagarla con i soldi che ho ottenuto grazie a un contratto di lavoro che mi eviti la seccatura di non sapere se il prossimo mese sarò ricca come questo, oppure incasserò zero euro
24. Lavorare, anche solo per tre mesi, anche come stagista, anche come nullità, in un istituto di cultura
25. Imparare a essere più ordinata
26. Comprare una bacheca di sughero gigante e personalizzarla
27. Comprare le lucine a cascata che vanno un sacco su Pinterest e Tumblr e trovare loro una collocazione alternativa, dato che tutti le hanno sulla testata del letto, ma la mia, essendo di legno, non si presta a questo utilizzo
28. Seguire un corso per imparare a fare il gel per le unghie (l’avevo detto io che sono una persona superficiale)
29. Poter dire di aver messo piede almeno una volta in ogni continente
30. Fare la turista a giro per Firenze
31. Scrivere un post (ma anche due o tre) su Firenze
32. Tornare almeno una volta a Londra
33. Tornare a Durham e piangere
34. Ospitare una ragazza alla pari
35. Fare volontariato in un paese super esotico, tornare a casa e vantarmi con tutti di quanto sono altruista (scherzo, fare volontariato all’estero e basta)
36. Riuscire a far prendere 7 a un compito di inglese al mio adorabile fratellino
37. Fare l’insegnante, anche solo per una settimana, per ragazzi che hanno deciso di partire per una vacanza studio
38. Scrivere almeno tre racconti brevi/piccoli saggi/mini romanzi con un inizio e una fine (non ho nessun problema a iniziare cose, ma ne ho molti nel terminarle)
39. Prendere una decisione sul mangiare la carne o meno in questa vita
40. Andare a un festival del tè
41. Farmi un tatuaggio (e se poi me ne pento?)
42. Togliermi il vizio di leggere l’oroscopo a cadenza regolare ma scordarmi del suo contenuto dieci minuti dopo
43. Andare a Disneyland Paris
44. Visitare Parigi col cuore leggero e un basco in testa
45. Fare una vacanza in montagna d’estate (22 anni di casa in Versilia me l’hanno impedito)
46. Comprarmi una macchina tutta mia
47. E con la macchina tutta mia mettere piede, almeno una volta, in tutte le regioni d’Italia
48. Farmi regalare la Lonely Planet mondo e segnarmi tutti i posti in cui voglio andare per metterli in un’altra lista
49. Essere felice
50. Smetterla di fare liste piene di banalità e trovare qualcosa di più concreto per riempirmi le giornate (stiamo tornando al punto 37, in parte)

“ La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita
della felicità. È per questo che una felicità “autentica, adeguata e totale” sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. ”

Z. Bauman

bellini

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