Roma e il potere terapeutico del viaggio

Sono rimasta ferma di fronte a una pagina bianca per un bel po’ prima di capire come volevo approcciarmi al racconto della mia mini-vacanza a Roma. L’idea di una testimonianza schematica, una sorta di “mappa per turisti con solo 48 ore a disposizione” mi sembrava triste, sterile, banale e persino inutile. La verità è che ho vagato per la città, naso all’insù e un mix fra Google Maps e guida alla mano (Mondadori: giuro, giuro, giuro, la prossima volta che mi verrà in mente di risparmiare sulla Lonely Planet perchè troppo cara per essere usata per soli due giorni mi prenderò a schiaffi da sola) e sì, ovviamente ho stilato una lista di cose da vedere e sono andata a cercarle, ma non mi sono prefissata troppi schemi. Nel concreto tutto ciò si è tradotto in circa cinquanta chilometri a piedi in due giorni: questo è quello che succede quando il tuo senso dell’orientamento ogni tanto viene meno, specialmente se, appunto, non aiutato da un programma dettagliato appositamente studiato nella settimana precedente. Le gambe, una volta tornata a casa, mi facevano più male che dopo una doppia lezione di FitBoxe, però… ne è valsa la pena.
Alzarsi alle quattro del mattino, farsi tre ore e mezzo di macchina a chiacchierare con un simpatico pendolare che cercava compagnia su Blablacar, arrivare in piazza della Repubblica e da lì far partire un giro fra il turistico e il vagabondo che si sarebbe concluso solo alle undici la sera. E replicare il tutto il giorno dopo, con dinamica capovolta: partenza da casa, giro immenso, macchina che ti riporta a casa per mezzanotte. Ne è valsa la pena.
I miei occhi sono riusciti a godersi la bellezza di piazza di Spagna (plurime volte), della fontana di Trevi (superstizioni a parte, io un soldino ce l’ho buttato), di piazza Navona (però cavolo, mi fosse riuscito di trovare un buchino per sedermi in un bar). Vicoli pittoreschi in Trastevere, una passeggiata al mattino per Villa Borghese, la grandezza di piazza San Pietro, le tenerissime bancarelle che vendono dipinti di Castel Sant’Angelo e il castello stesso, il maestoso Pantheon, il Colosseo al crepuscolo, il Vittoriano che risplende bianchissimo sotto le prime luci del mattino, il foro romano che ti sorprende subito dopo, i super negozi in via Condotti, piazza del Popolo che ti fa sentire piccina picciò, la cappella Sistina che si staglia nitida contro un cielo azzurro tipicamente primaverile. Tutte immagini che, senza troppi fili conduttori, mi si sono stampate in mente. E che mi hanno convinto sempre di più di quanto il viaggio abbia un potere terapeutico: sfido a tornare a casa ancora tristi, malinconici, preoccupati, avviliti dopo essersi confrontati con tanta bellezza.
Insomma, la modalità giusta per raccontare Roma non credo di averla trovata. Mi venivano, in realtà, solo discorsi a flusso di coscienza, che pian piano ho cercato di aggiustare. E di incanalare, per così dire, (anche) in un modo alternativo: ho cercato di tradurre i pensieri in parole, e le parole in immagini.
In altre parole: le mie ambizioni da YouTuber (grazie Zoella) hanno trovato risposta in tutorial random e la realizzazione di un video sgangherato sul mio piccolo viaggio nella capitale.

Clicca qui per vedere: TWO DAYS IN ROME || mindscapes_

Alla fine di questo post a dir poco sconclusionato, vorrei ringraziare Erika, la mia scugnizza preferita, conosciuta ad agosto grazie a uno scambio culturale in Polonia, per avermi fatto compagnia e dato direttive semi serie per approcciarmi a Roma. Sei sempre più adorabile ♥

 

PS: prima o poi questo blog tornerà a essere davvero un blog di viaggi. Davvero. La smetterò coi sentimentalismi e coi post privi di indicazioni concrete.
Però non oggi, dai.

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