Scambi europei: perché partecipare e la mia esperienza in Polonia

Ogni singolo rappresentante della mia generazione conosce il progetto Erasmus. Anche qualche nonno ormai sa come funziona, dopo aver sentito le storie del nipotino partito per sei mesi in Svezia. Accedere al programma non è (o almeno, non nella mia università) particolarmente complicato, specialmente se le cinque mete scelte non sono Berlino, Barcellona o Madrid. Così, fra un passaparola e l’altro, la mobilità internazionale a livello universitario è diventata quasi prassi comune.
Quello che invece dovrebbe diventarlo alla stessa maniera, ma rimane fenomeno “di nicchia”, è la mobilità internazionale promossa dagli scambi europei. Ho scoperto della loro esistenza proprio mentre ero in Erasmus, per caso: ero seduta in biblioteca con una ragazza che, dopo essersi laureata ad aprile, di fronte all’impossibilità di iscriversi alla magistrale prima di qualche mese, aveva deciso di andare a fare uno stage in Portogallo tramite il progetto Leonardo. Da lei definito il “fratello” dell’Erasmus, rivolto a chi desidera fare tirocini o stage all’estero, ne sapevo poco o niente, ma mi sono vergognata a chiedere più informazioni. Come mio solito però, non sono riuscita a trattenermi dal fiondarmi a cercarle online cinque minuti dopo. Così sono capitata sulla pagina di Scambi Europei, portale che pubblica ogni giorno annunci riguardanti le offerte legate al progetto Leonardo, allo SVE (Servizio Volontario Europeo, terzo fratello della famiglia, ottimo per chi vuole fare volontariato lontano da casa), a concorsi di scrittura, fotografia, videomaking e via dicendo, e proprio a loro, agli scambi europei.
Ma cos’è davvero uno scambio europeo? Quando cercavo di spiegare cosa sarei andata a fare in Polonia a amici e parenti, mi sono trovata non poco in difficoltà. Uno scambio europeo è sostanzialmente un progetto finanziato dalla Commissione Europea che coinvolge un numero variabile di partecipanti, provenienti da un numero variabile di paesi, incentrato su un tema che può andare dalle politiche europee alla musica e che ha come ultimo fine la promozione della cittadinanza attiva e il contatto fra culture differenti tramite l’educazione non formale. Varie associazioni, fra cui Scambieuropei stessa, selezionano i candidati semplicemente guardando il loro curriculum e una piccola lettera motivazionale. Queste associazioni, presenti in ogni paese, hanno fra di loro contatti e partnerships e propongono di volta in volta nuovi scambi.
Okay, ma praticamente cosa si fa a uno scambio europeo? Di solito l’infopack, dove è scritto il programma giornaliero di ogni scambio, che dura fra i cinque e i quindici giorni, è disponibile dal momento della candidatura. Esso comprende workshop e attività di gruppo volte a favorire il team building (leggi: in primis a imparare a pronunciare i nomi dei compagni lituani), lo scambio di idee, l’esplorazione “casuale” del luogo dello scambio. Non mancano mai anche giornate di escursioni e serate internazionali, ovvero organizzate solo dai partecipanti di un dato paese, che si impegnano a “creare l’atmosfera di casa” tramite piatti tipici, balli di gruppo e presentazioni.
Partecipare a scambi europei è anche una grande occasione per viaggiare low cost. Il vitto e l’alloggio sono sempre a carico dell’associazione ospitante (non vi aspettate resort di lusso, ma si tratta comunque di strutture decenti e adatte allo scopo) e i trasporti sono rimborsati entro un massimale che dipende dal paese e dal chilometraggio. Si paga una quota associativa e/o di gestione pratiche all’associazione che ha selezionato il candidato, ma di solito è una cifra irrisoria. Inoltre, spesso e volentieri gli scambi sono in luoghi non troppo lussuosi e turistici, quindi i costi della “vita fuori dallo scambio” sono contenuti. Ad esempio, io alloggiavo a Villa Jozef, una sorta di gigantesco ostello poco lontano dal centro di Zakopane: le camere erano triple o quadruple, pulite, e la cucina era in comune al piano di sotto; le attività venivano svolte nella casetta di legno dietro alla struttura, e per il tempo libero avevamo a disposizione anche una sauna, una piscina (in Polonia…) un campo da pallavolo e un tavolo da ping pong. Come rimborso ho ricevuto 170 euro, cifra che è davvero riuscita a coprire gran parte dei miei spostamenti. Il resto dei soldi che ho speso sono stati destinati a degustazioni di shot di vodka polacca nella discoteca principale di Zakopane, and that’s it.
Gli scambi europei servono inoltre a “costringere” le persone a esplorare luoghi che mai avrebbero pensato di visitare nella loro vita: e chi lo sapeva prima di partire che Zakopane è così mozzafiato?


Ovviamente non ho deciso di partecipare a uno scambio europeo proprio per andare a Zakopane, anzi: la motivazione che mi ha spinto a candidarmi non c’entrava affatto con la meta; semplicemente, il tema era “Europe Languages” e io studio lingue, così banalmente ho pensato che potesse fare al caso mio. Forse la parte dell’apprendimento è stata quella più carente in questa occasione: le attività effettivamente non sono state tutte utili. È stato interessantissimo, ad esempio, simulare tramite una specie di gioco di ruolo una situazione in cui un paese in cui non c’era uno stadio era stato scelto per ospitare le Olimpiadi e doveva decidere se e come costruirne uno: a ognuno dei partecipanti è stato assegnato un ruolo (semplice cittadino, architetto, capo di una ditta edile dalla forte etica professionale, altro capo di una ditta edile invece della filosofia “cheap è meglio”…) e alla fine dell’incontro doveva essere trovata una soluzione “diplomatica”. È stato al contrario del tutto inutile cercare di disegnare ciò che ricordavamo di una storiella raccontata in fretta e furia dall’organizzatrice due minuti prima (lo scopo doveva essere: farci stare vigili e attenti e farci capire che ognuno può vedere le cose in maniera differente).
La promozione della cittadinanza attiva avviene invece, a mio modesto parere, molto di più durante “i vuoti” lasciati fra le attività che durante le attività stesse. Una settimana o due a stretto contatto con persone che non conosci, provenienti da vari paesi, che parlano lingue differenti, e mangiano cose differenti, e si divertono in maniere differenti… è lì che scatta qualcosa. Non ci si rende conto che ci sono solo cose belle nel mondo, anzi: sarebbe stupido e ipocrita dire che si torna da questi scambi convinti che siamo tutti super fratelli, che le persone sono tutte buone e i luoghi tutti sicuri. Si torna da questi scambi però con la consapevolezza che l’educazione e l’interculturalità sono la chiave di volta per appianare, nel lungo termine, tutti quei conflitti, piccoli o enormi, che dividono paesi e che impediscono alle persone di sentire davvero parte della Comunità Europea. Si torna da questi scambi con una consapevolezza, data dall’aver “toccato con mano il diverso”, che sconfigge i pregiudizi e il razzismo tanto quanto il buonismo gratuito e l’ipocrisia degli esterofili ad ogni costo.
Io ho avuto l’enorme fortuna di trovare un gruppo ben assortito, di persone aperte, socievoli, pronte allo scherzo ma dotate di cervello. Non posso garantire che questo succederà in ogni scambio, ma posso supporre che chi partecipa a certe iniziative sia in linea di massima così, o aspiri a diventarlo mettendosi alla prova.
In conclusione: partite, partecipate, usate questi piccoli investimenti di realtà più grandi di noi per lavorare su voi stessi. Mal che vada… avrete scoperto che a Zakopane ci sono delle montagne bellissime!

Many thanks to all the people who took part in this exchange and made this experience as one of the best of my entire life. Thanks to the Italian team: Erika, Vincenzo, Angelo, Anna, Ivan and Valentina. I’ve never seen people speaking with so many different accents understanding each other so well. Thanks to Sonia and Alice, our was love at first sight, to Mihai, to Rasmus and Maria, cold Germans but lovely, to Bado, for teaching me the “Italian dance”, to the mascotte of the group Iqbal and to all the others. ♥

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