Di gratitudine e gente a spasso per l’Inghilterra

A volte ho come l’impressione che i viaggi in treno siano fatti apposta per farti mettere in ordine le idee. Te ne stai lì beato, seduto quasi composto, mentre la campagna – nel mio specifico quella inglese – ti scorre davanti e tac, i tuoi ricordi prendono forma e senso, uno per uno, come tante piccole epifanie che ne vanno a comporre una più grande, in tutta la sua maestosità.
Sono passati più di due mesi dal primo treno che ho preso per raggiungere la mia piccola Durham, e anche lungo quel viaggio ho avuto una marea di pensieri incastrati in un vortice di paure e voglia di andare. È stato così per ogni mini-gita che mi sono concessa in questa prima metà del mio Erasmus (mentre metto nero su bianco questo pensiero mi tremano le mani), e a dire il vero anche durante quelle fatte in autobus.
In principio fu Newcastle. Meno di quindici minuti di tragitto nonostante le quasi sette sterline di biglietto: pratica, a portata di mano, utile. Ecco, utile è la parola che userei in ogni lingua che conosco per descrivere Newcastle. È innegabilmente imponente, date le sue dimensioni, specialmente se confrontate al posto dove vivo adesso, ed è innegabilmente piena di negozi, ristoranti, bar, discoteche. A Newcastle troverei tutto quello di cui ho bisogno, tranne una cosa, che già apprezzavo a Prato e ho imparato ad adorare a Durham: la sensazione di casa che ti da’ il poter raggiungere i tuoi luoghi-confort (supermercato dove sai dove trovare i tuoi biscotti preferiti, biblioteca, casa della migliore amica, scuola elementare) con una passeggiata. Certo, festeggiare San Patrizio al Digital mi ha lasciato addosso un’adrenalina pazzesca per più di ventiquattro ore, e il The Botanist è un posto perfetto per un fancy pranzo con tanto di drink servito in simpatici barattoli da conserva. Ma non penso che sentirò la mancanza di Newcastle. Non con Firenze alla stessa distanza dalla mia casa italiana.
Poi è stata la volta del castello di Auckland. E okay, devo ammettere che è stato un errore. So che da qualche parte in questo sconfinato Nord c’è il castello in cui è stata girata la scena di Harry Potter che prende lezioni di volo con la scopa per la prima volta, e nella mia mente questo castello era proprio Auckland. In realtà è Alnwick Castle, e quindi conto di andarci prossimamente. Il castello di Auckland invece, col suo aspetto vagamente gotico, è famoso perché è ancora oggi residenza del vescovo di Durham, e Bishop Auckland, la cittadina su cui troneggia, è tanto carina e raccolta quanto Durham.

Del tutto casualmente, poi, è stata organizzata una gita a Whitby. Non sapevo nemmeno l’esistenza di questa… Brighton del Nord, oserei dire, nonostante a quanto pare sia famosa grazie a Dracula, le cui avventure si sono estese fino al Nord Yorkshire. Piccola cittadina sul mare, è caratterizzata da un pontile lunghissimo e un porto pittoresco, e le sue case dai tetti rossastri sembrano costruite l’una sopra l’altra in altura. Tirava un vento allucinante, il sabato in cui sono andata a Whitby, e il mio giro molto turistico nei resti dell’abbazia è durato il tempo di qualche scatto rubato: credo di non aver mai avuto tanto freddo come su quella collinetta in vita mia. In compenso, le temperature polari mi hanno dato modo di andare senza sensi di colpa a cercare riparo prima in uno dei ristoranti più orgogliosi dell’homemade Fish&Chips, il Royal Fisheries, e poi in un cafè talmente chiccoso e pittoresco che sembrava davvero di essere stati catapultati in un’altra epoca, lo Sherlock. Qui mi sono fatta coraggio e ho ordinato scones, dopo aver quasi ormai del tutto sentenziato che no, scusate inglesi, ma non mi piacciono. E ho cambiato idea. Radicalmente. Erano una cosa talmente divina da far quasi venire da piangere perché era finita.

Dal sabato in cui ho deciso di andare a Whitby, i weekend in cui venivano organizzate gite si sono susseguiti senza dare tregua fino alla fine del trimestre.
York mi ha totalmente conquistato, al punto che quando sono tornata a casa la sera la prima cosa che ho fatto dopo una lunga doccia è stata dare un’occhiata online alla sua università. York è la via di mezzo perfetta fra Durham e Newcastle: stradine strette costellate di birrerie artigianali (ad esempio Ye Old Shambles Tavern), sale da thè dove si può anche pranzare (come The Earl Grey Tea Rooms), bancarelle di frutta, verdura e antiquariato, case su cui sono stati costruiti gatti di metallo per motivi ignoti alla civiltà. E accanto a tutto questo, ampi viali dove poter trovare catene di negozi e ristoranti per tutti i gusti.
Attorno a York ci sono ancora resti di mura lungo i quali si può camminare, per avvicinarsi pian piano alla Cattedrale, che da puntino lontano che si staglia contro il tipico cielo incolore inglese si trasforma piano piano in imponente simbolo della città.

L’ultimo sabato del term è stato dedicato a una meta un po’ differente dalle precedenti.
Il lago di Windermere è il più grande nel Lake District Nation Park, meta di vacanze dei nordici inglesi e non solo da più di un secolo ormai. È lì che ci ha lasciato il bus sabato scorso. Località sconosciuta a me e a quasi tutti i miei compagni di avventura, ci ha regalato una giornata di pace, tranquillità e relax. In fondo la cittadina di Windermere è talmente piccola che basta meno di un’ora per vederla, così ci si può concedere un giro a bordo di uno dei tanti battelli disseminati lungo la riva e soprattutto dedicarsi ad almeno un paio di percorsi a piedi che conducono a viste su panorami mozzafiato, come quello che porta al Post Knott Viewpoint.


Sono quasi arrivata a Londra, ormai tappa fissa ogni due, tre settimane, sempre splendida e mai banale. Anche questo viaggio in treno è giunto alla fine, e l’ordine di idee è stato applicato anche sulla carta e non solo nella mia mente. Non ho bisogno di rileggere quello che ho scritto per provare gratitudine nei confronti di quel qualcosa, qualcuno, quella qualche entità o caso fortuito che mi ha permesso di poter essere in grado di raccontare tutto questo e viverlo in primis sulla mia pelle. Ma magari ne avrò bisogno in futuro, se mai me ne scorderò. O magari, semplicemente, quello che ho scritto servirà a qualcuno a non perdersi il miglior Fish&Chips di una cittadina sul freddo mare del Nord dell’Inghilterra.

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