Durham: storia di un amore a prima vista

“Dove vai in Erasmus?” “Durham!” “Eh?” “Hai presente Newcastle?” “Mmm…” “Ti dice niente Geordie Shore?” “Il programma su MTV?” “Esatto… più o meno la zona è quella!” “Aaaaah”

Questa è stata la conversazione più ricorrente nel mese precedente alla mia partenza. E il più delle volte “aaaah” era solo un modo per cambiare argomento, ma chi chiedeva difficilmente aveva davvero capito. Non posso certo biasimarli: devo ammettere che prima di inserirla in seconda posizione nella lista delle mie scelte-mete per il programma Erasmus, nemmeno io sapevo dell’esistenza di questa piccola cittadina nel Nord Est dell’Inghilterra – più in Scozia che in Inghilterra, verrebbe quasi da dire. Devo ammettere anche che in realtà, invece, qua è molto famosa. Senza saperlo, mi sono ritrovata a frequentare la terza università di Inghilterra per prestigio. La maggior parte degli studenti qui ha fatto un test anche per accedere a Oxford e Cambridge e parla tronfia di “Doxbridge” – neologismo-mix dei nomi delle università migliori del paese. Io ero rimasta a Oxbridge. Ma a quanto pare qualcosa è cambiato – e data la mole di lavoro che già adesso, dopo sole tre settimane, mi ritrovo a dover affrontare, penso proprio che chi studia qui venga catapultato nel mondo del lavoro con una buona corazza di base.

durhamborsa

Durham è minuscola. Non ho ancora preso un mezzo pubblico, se si esclude un bus serale per raggiungere la casa di un amico che si è portato la macchina dalla Germania e ha preferito risparmiare sull’affitto. La mia casa è a Claypath, esattamente a dieci minuti a piedi dalla mia facoltà e a sette (anche cinque a passo svelto) minuti da Marketplace, la piazza principale. Le mie gambe mi conducono dove voglio. La biblioteca è relativamente lontana – e con questo intendo poco meno di mezz’ora di camminata. Insomma, se in Russia mi mancava il mio concetto di vicinanza perchè “vicino” significava “a dieci minuti di metro più camminata per e dalla fermata”, adesso penso che quando tornerò a casa mi farà fatica anche andare in centro con la macchina.

Durham si visita in un pomeriggio, forse anche meno. L’attrazione principale è senza dubbio la Cattedrale normanna, costruita intorno all’anno 1000. Dicono si possa salire sul campanile e godere la vista della città dall’alto, ma io ancora non ci sono riuscita. Al suo interno sono state girate alcune scene di Harry Potter – tipo quella in cui la professoressa McGranitt insegna ai suoi alunni a trasformare gli animali in calici.

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Aperta parentesi Harry Potter, dopo qualche giorno che ero qui, sono passata davanti alla cattedrale e ho visto un sacco di persone vestite in modo strano. Mi sono sentita come quando nel primo libro i babbani guardano i maghi, senza sapere che in realtà lo sono, con indosso strani abiti, mentre festeggiano per tutta Londra “il bambino che è sopravvissuto” e l’apparente sconfitta di Voldemort. E alla fine ho scoperto che era una cerimonia per le lauree.

babbani
Altra attrazione della città è il castello, che si trova proprio davanti alla cattedrale. E nel castello c’è anche un college – per la precisione, il mio. Ci ho messo un po’ per capire come funzionava questa cosa dei college. Cosa sono? Cosa ce ne facciamo? Perchè quando le persone mi chiedono qual è il mio e rispondo “Castle” mi guardano tutti meravigliati e apparentemente invidiosi?
Ci sono sedici college a Durham. Ogni studente viene assegnato a un college. Di solito i freshers – ovvero i “primini” – vivono negli alloggi del proprio college il primo anno, e poi si trasferiscono in una casa privata. È un modo per crearsi delle amicizie. Ma il college non è solo “casa”, è squadra, è comunità. Sostanzialmente per qualsiasi problema non inerente alla didattica in sé per sè ci si può rivolgere al proprio college. Ogni college ha delle facilities accessibili solo ai suoi membri – tipo la mensa, la palestra, campi da calcio eccetera. E ogni college ha un bar – dove le birre difficilmente superano le due sterline – dove possono invece entrare tutti. Ma cosa più importante: ogni college organizza formals, cene formali appunto, dove la parola chiave è eleganza e non ci sono può presentare senza gown, la tunica nera aperta sul davanti usata anche per la cerimonia d’immatricolazione. Ai formals possono partecipare solo i membri del college e un piccolo numero di ospiti. Come comprare i biglietti per un formal? Esattamente come si farebbe per un concerto dei Coldplay su Ticketone: piantonare il computer. Non ho ancora avuto occasione di partecipare a un formal, ma giovedì ce n’è uno e gli International students hanno la precedenza: martedì mattina niente e nessuno potrà separarmi dal mio Macbook.
Ho la sensazione che Durham, se non sei uno studente, sia una città relativamente noiosa, almeno fino all’età da famiglia, dove torna a essere un buon posto per vivere, data la sua tranquillità e il fatto che nonostante le sue dimensioni, abbia tutto quello che a una persona può servire: negozi, ristoranti, supermercati di più tipi, scuole, uffici, e una città ben più grande, Newcastle, a un quarto d’ora di treno.
Ma io sono una studentessa. E per adesso non posso che essere contenta di essere qui. Certo, in discoteca a volte mettono Taylor Swift, e le persone escono alle 9 di sera come io esco alle 11. Continuo a sentirmi forestiera perchè sono l’unica col giubbotto e senza sandali di notte, e a chiedermi come sia possibile che da Topshop ci siano sconti su top e abitini che su una pelle non abbronzata sono terribili anche solo pensati. Continuo a dovermi abituare alla distanza, a FaceTime al posto di un abbraccio, e a non pensare a cosa fanno i miei a casa.
Ma sono in vortice di novità, e non trovo aspetti negativi intorno a me. Tutto ha il suo posto, il suo ritmo; tutti sono contenti di essere qui, si sentono parte di una comunità e sono disposti a collaborare per renderla migliore. A Firenze non è contemplato: per me l’università è solo un posto dove andare. Non ho ancora incontrato persone non disponibili – forse questa però è stata solo fortuna – o studenti che non hanno intenzione di allargare il loro giro di amicizie: probabilmente è perchè quasi nessuno è di qui, e tutti hanno vissuto la condizione di “sono solo, mamma e babbo son lontani, aiuto aiuto aiuto sto ridendo ma ho bisogno di prendere un caffè con te, sconosciuto”.

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So che l’entusiasmo della novità a volte porta a fare affermazioni esagerate, ma tra me e Durham è stato davvero amore a prima vista. E so anche che non si sa mai come finiscono gli amori a prima vista: si sa però per certo che il loro primo periodo è talmente bello e intenso che le parole non possono descriverlo.

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