#doinPrato #cultura ovvero: Synchronicity e Palazzo Pretorio

[piccola nota introduttiva: questo post è stato scritto il 5 Ottobre]

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Il primo post… il primo post serio di questo progetto. Cioè, per serio intendo non introduttivo, ovviamente. Ho pensato a lungo all’argomento da trattare. Uno degli aspetti che trovo più interessanti della mia città al momento è la sua “nuova vita” notturna e il prolificare di ristoranti, di tutti i tipi – che vanno ad aggiungersi a una base già buona. Ma non mi sembrava logico cominciare dalla città di notte. Non so, nella mia mente, la giornata di un turista inizia sempre al mattino presto, dopo una super colazione – eppure mi è capitato così tante volte di arrivare a destinazione il tardo pomeriggio o la sera! Quindi, bocciata o meglio rimandata alle prossime puntate l’idea di approfondire su cosa c’è da fare a Prato dall’ora dell’aperitivo in poi.

La domanda che è seguita a questa decisione è stata: e allora, da dove cominciare? Ho provato a scrivere un post facendo una panoramica della città, come se avessi avuto il lettore per mano e lo avessi voluto portare in giro, senza farlo entrare da nessuna parte ma fornendogli un quadro generale. Ho provato, e riprovato, e riprovato. Ma il risultato non mi ha mai convinto.
L’illuminazione è arrivata ieri. Ieri era la giornata della famiglia, e a Palazzo Pretorio organizzavano un evento incentrato su questo tema. L’ho scoperto quando mi è cascato l’occhio su un volantino in biblioteca. Così ho letto anche che erano organizzate visite guidate della mostra temporanea all’interno del palazzo, Synchronicity. E in un attimo la mia domenica era organizzata, e il mio dilemma sull’argomento del primo post risolto.
Palazzo Pretorio è un palazzo che si trova in Piazza del Comune a Prato, alla sinistra della statua di Francesco Datini (“quello della cambiale”). Nasce a fine Duecento come sede comunale del tribunale e delle prigioni, e in questo ruolo rimane fino al XVIII secolo, quando diventa sede degli uffici amministrativi del Granducato di Toscana. A metà ottocento però gli uffici si trasferiscono e il palazzo rimane vuoto: si rovina e rischia anche di essere demolito. Solo dopo un restauro che si conclude solo negli anni ’20 del Novecento tornerà al suo antico splendore. Che il palazzo sarà sede di un Museo è già deciso dal 1912. Nel 1998 le opere al suo interno vengono momentaneamente spostate per un ulteriore restauro e a fine 2013 il Museo è stato ufficialmente riaperto.
L’interno del palazzo è decisamente suggestivo: tutte le sale sono arricchite da affreschi e statue risalenti a varie epoche, e in particolare meravigliosi sono i saloni del primo e secondo piano. Dal terzo invece si gode di un’ottima vista sui tetti di Prato.

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Il Museo vanta una collezione di circa 3000 pezzi – dipinti, sculture, disegni, abiti, mobili. Al suo interno sono esposte le opere più significative – altre sono nel Palazzo Comunale – lungo un percorso cronologico atto a raccontare la storia della città.
Ogni piano ha una sua specificità: il primo è dedicato al Trecento-Quattrocento, con accento sull’operato di Filippo Lippi. Il secondo piano invece è più incentrato sul periodo dal Cinquecento al Settecento. Il terzo è dedicato all’Ottocento-Novecento, e vanta capolavori di Lorenzo Bartolini. Altri “nomi famosi” che si trovano all’interno del museo sono Giovanni di Milano, Santi di Tito, Alessandro Allori.
Di solito le stanze a piano terra sono dedicate alle mostre temporanee, mentre Synchronicity – che finirà il 10 gennaio – “contamina” tutto il Museo. Proprio per giocare sul concetto di sincronia, alcune opere sono state messe accanto, e a confronto, con quelle del Museo. Il filo che le lega cambia da stanza a stanza.
La mostra comincia dal terzo piano e sorprende subito con un quadro di Andy Warhol che ritrae Giovanni Gori, colui che ha portato a Prato la scultura che domina piazza san Marco, “il buco” come la chiamano i pratesi, e una foto di Warhol stesso mentre è intento a sua volta a scattare con la sua macchina fotografica. Un’altra opera di Warhol, assieme a una di Duchamp, è esposta al piano di sotto. Se come me non siete critici d’arte, probabilmente altri artisti contemporanei avranno per voi nomi sconosciuti: per questo ho scelto di fare una visita guidata, con una ragazza molto disponibile ai chiarimenti e comunque con una discreta dose di cultura mischiata a dono della chiacchiera – non mi ricordo il tuo nome ma grazie, ragazza con un mimmo nel pancino, sei stata veramente il top! – perchè in realtà forse queste opere più famose non sono le più interessanti – o almeno, personalmente ho apprezzato di più altro. Come il video sulla chirurgia estetica di Martha Colburn, come l’opera-foto-di-Istagram di Spoerri, come il “quadro vivente di Pistoletto” – questo in particolare secondo me riesce a rendere perfettamente l’idea di sincronia: è una sorta di quadro in basso e specchio in alto, quindi l’osservatore verrà come ritratto nell’opera, anche senza volerlo, e si troverà accanto alla moglie di Pistoletto, Maria, ritratta come una Venere. E tante altre opere.

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Non so, per una volta nella vita sono stata davvero contenta del mio non-sapere, perchè mi ha permesso di vedere davvero. Voglio dire, ad esempio: nell’immenso Museo del Prado non riesco veramente a “connettermi” con nessuna opera d’arte, perchè sono troppo condizionata da ciò che c’è di più importante da vedere. Ci sono così tante opere che non posso soffermarmi su tutte, e matematicamente corro verso quelle più famose – e così facendo probabilmente mi perdo quelle che mi piacciono davvero. Mi piacciono perchè mi piacciono, e basta. E questo succederebbe anche se avessi una guida in gamba e pronta a spiegarmi qualsiasi cosa con me. Sarei comunque attratta da ciò che… impongono le convenzioni.

Invece in una mostra relativamente piccola e piena di nomi a me sconosciuti ho potuto davvero scegliere su cosa soffermarmi.
Ovviamente, Palazzo Pretorio merita una visita indipendentemente dalle mostre temporanee. Ma altrettanto ovviamente le mostre temporanee portano movimento al suo interno, e incoraggiano i visitatori a smetterla di pensare a Prato come una città senza arte. Ho scelto di cominciare il progetto #doitinPrato raccontando la mia visita al Museo proprio per questo: perchè spero che allo stesso modo o quasi tutto quello che scrivo serva a portare attenzione su luoghi che di per sé già meritano attenzione – solo che ogni tanto ce ne scordiamo.

 

 

Seguite il progetto con l’hashtag #doitinPrato su Instagram o sul mio profilo
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