Al tramonto di Expo 2015

C’era una volta la possibilità di documentarsi sui vari padiglioni di Expo, fare una lista di quelli che ci interessavano di più e, una volta arrivati a Milano, andare dritti al punto, consapevoli che ci sarebbe comunque rimasto tempo per vedere il resto.
Ma ovviamente il 12 ottobre quella volta non c’è più.
Ammettiamolo, italiani (ma non solo!), abbiamo pensato tutti la stessa cosa: “andrò a Expo dopo le ferie, almeno colgo l’occasione per fare una gita di un giorno o due e staccare dalla routine, in più ho un po’ di tempo per rimettermi in sesto col portafogli prosciugato dalle vacanze”. E così settembre e ottobre si sono trasformati in mesi critici per visitare l’esposizione a Milano.
In tv e in radio si sente dire che la parola adatta per definire Expo è “coda”, che non si riesce a vedere assolutamente niente per via della troppa confusione.
Quello che posso dire, personalmente, è che questo è vero solo in parte.
È vero che c’è tantissima gente. Io e il mio ragazzo avevamo deciso di scegliere un solo padiglione fra i più famosi e decantati a cui dedicare più di un’ora di fila. Avevamo optato per il Kazakistan, ma non siamo riusciti a vederlo: alle 10 e 40 un’addetta ha letteralmente chiuso la fila, dicendo che si erano accumulate già troppe ore di attesa fra i presenti. E considerate che l’esposizione apre alle 10. Ed è vero che c’è da mettersi in coda anche per mangiare: avrei voluto fare merenda col Kurtoskalacs – una specialità ungherese dolce, una sorta di cannolo da guarnire con cannella, mandorle, cocco – ma mi è toccato sacrificarmi e mangiarmi un semplice waffel alla nocciotella per via delle persone in fila al baracchino. Ma non è vero che non si riesce a vedere nulla: noi siamo riusciti a girare per ben 11 padiglioni. Ovviamente fra i minori. Ovviamente in molti di essi bastavano 5 minuti per fare un giro. Ma facevano comunque parte di Expo, no? E siamo anche riusciti a gustarci qualche specialità.
Nei padiglioni Cambogia, Laos e Sri Lanka c’è effettivamente poco da vedere. Per lo più, espongono i loro prodotti tipici – ma non si possono comprare. In quello del Bangladesh invece si può mangiare – abbiamo preso per pranzo due samosa di verdure, una porzione di pollo “korma” ovvero con una salsa di yogurt, mandorle, zenzero e curcuma e una di pollo al curry; il tutto per 25 euro, con un’attesa di circa mezz’ora.

samosa

La Russia ha un padiglione più grande, dove spesso c’è da aspettare, ma non in maniera eccessiva.

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Dal design pulito, minimalista, è dotato anche di una terrazza – per accedervi c’è un altro po’ di fila da fare, ed effettivamente la vista non è un gran che: dall’alto di Expo non si vedono affatto tetti rossi, anzi; e l’unica cosa che vale la pena osservare anche da un’altra prospettiva è l’Albero della Vita, che risulta ben visibile dall’alto del padiglione della Germania. Di quest’ultimo padiglione ho trovato interessante proprio la vista, i Bretzel che vendono all’interno e le panchine super comode all’aperto. Per il resto, sinceramente, mi ha detto poco, così come quello degli Stati Uniti.

albero

Anche le persone in fila al padiglione del Regno Unito non spaventano: la loro è una fila scorrevole. Da quello che ho capito, nei padiglioni dove le attese si prolungano infinitamente, il “problema” è che all’interno sono proiettati dei video, o ci sono attività da fare, quindi si richiede un tempo determinato a persona, che non si può ridurre ad esempio in caso di mancato interesse. E il Regno Unito non offre niente di tutto ciò: è maestosa l’istallazione che ricorda un gigantesco alveare, alla quale si accede passando da un giardino super verde che richiama la stessa idea. E ognuno può passare quanto tempo vuole a contemplarla.
ukIl padiglione del Vietnam è interessante per via degli spettacoli musicali al suo interno. I musicisti suonano strumenti strani, a volte talmente strani da essere totalmente impossibili da identificare. Qui vendono un simpaticissimo copricapo tipico. Alla modica cifra di dieci euro. Quindi: è vero che a Expo i gadget costano una fortuna.

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Ma non è vero che per mangiare bisogna far piangere il portafoglio. Mi ero portata dei panini, per sicurezza, ma li abbiamo usati per cena. I prezzi del cibo non sono quelli del supermercato, ma non superano nemmeno quelli di un classico mercatino: un Bretzel costa due euro, una crêpes cinque, un the particolare, tipico vietnamita, sempre cinque.
In sostanza, la mia esperienza ad Expo può considerarsi positiva, anche se sono rimasta delusa dalla scarsa attinenza di alcuni padiglioni al tema. Mi aspettavo che si parlasse di più di “nutrire il pianeta, energia per la vita”. Il tema scelto dall’Italia si poteva sviluppare in molti modi, e in alcuni padiglioni mi è sembrato semplicemente che sia stato ignorato, come se Expo fosse soltanto un’esposizione di ciò che uno stato ha da offrire in generale. Se qualcuno è riuscito anche a visitare i padiglioni più “importanti” – o almeno quelli più chiacchierati, vedi alla voce: Cina, Giappone, Angola, Austria eccetera – mi corregga se sbaglio!
Vi lascio a una lista dei sì e dei no per Expo 2015, dai panni di chi l’ha vissuto ormai agli sgoccioli.

  • , banalmente, alle scarpe comode. I padiglioni sono quasi tutti disposti lungo una sorta di gigantesco corridoio, e lo dovrete percorrere più e più volte. E sì anche al vestirsi a strati, dato che l’esposizione è sia al chiuso sia all’aperto
  • al coraggio nell’assaggio. Spesso ci si fa spaventare dal cibo etnico, ma Expo è un buon modo per viaggiare tramite i sapori, sfruttatelo!
  • No alla coda per la pasta al pomodoro o il panino col salamino Beretta o per un semplice Hamburger di McDonald’s. Non possiamo lamentarci delle attese se ce le imponiamo per motivi così banali
  • al riposino pomeridiano. Vicino all’albero della vita c’è uno spazio dove riposare, e dove si trovano anche dei morbidissimi cuscini da usare gratuitamente (vi farete una pennichella incredibile!)
  • all’accontentarsi. Accontentarsi inteso come no, non intestardirsi nel voler per forza vedere padiglioni i cui tempi d’attesa sono improponibili. A volte ci si trova in posti in cui mai avremmo pensato di andare, ma non necessariamente è sempre un male
  • alle foto ovunque e comunque. Tutto (o quasi) verrà smontato, inoltre, a volte anche fuori dai padiglioni si può trovare qualcosa di interessante – come i cantanti irlandesi o quella kazakistana
  • all’arrivo a orari da vampiri. Spesso la calca parte dall’entrata, e avere il saltafila non è sempre una garanzia

Questo è tutto quello che posso dirvi sulla mia giornata ad Expo 2015. Avrei voluto stare un giorno in più? Non saprei. Inizialmente nei piani c’era un intero weekend. Ma con la confusione che c’è adesso, non sono sicura che riuscirei a vedere troppo di più di quello che ho effettivamente visto: 7-8 ore di coda sono insostenibili, anche se quel padiglione è sicuramente una favola.
Personalmente, trovo che sia un peccato abitare relativamente vicino a Milano e perdere quest’occasione. Expo è uno degli argomenti più chiacchierati del 2015 e mi sarei sentita una sciocca a non poter dire la mia, nel bene e nel male.
Quindi… direi che vi rimangono 17 giorni!

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