Sicilia parte II: da Monreale a Trapani e dintorni

In questo post ho parlato di Palermo, dei cannoli esagerati del Ferro di Cavallo, del mercato di Ballarò e del Palazzo dei Normanni. Ma il mio viaggio in Sicilia, come già anticipato, si è composto di più tappe, nelle quali mi ci (eravamo un gruppo di sette persone) ha accompagnato un adorabile furgoncino bordeaux un po’ capriccioso.

La mattina del 13 Agosto abbiamo detto arrivederci a Palermo visitando la cala, il porto. Poi siamo risaliti in macchina e abbiamo impostato il navigatore: Monreale, a meno di mezz’ora da Palermo e ancora nella sua provincia, ai piedi del monte Caputo.

Dopo aver parcheggiato, c’è da salire una scalinata per arrivare in città, e poi addentrarsi nelle viuzze. A Monreale c’è un Duomo che lascia senza fiato: a un primo sguardo all’interno mi è sembrato il “fratello maggiore” della cappella del Palazzo dei Normanni, più imponente, più ricco, più sfarzoso. E la mia fedele Lonely Planet mi ha subito chiarito il perchè di questa sensazione: è stato il nipote di nonno Ruggero II, Guglielmo II, a volere quel Duomo. Nella piazza adiacente c’è qualche bar e qualche negozietto di souvenir, e poco più avanti una strada da cui si gode di un’ottimo panorama al quale è necessario scattare almeno una decina di foto.

monreale vista da mnreale

La visita di Monreale non occupa più di una mattinata, facendo le cose con calma. A mezzogiorno eravamo pronti per ripartire.

Era la volta di Cefalù, una deliziosa cittadina medievale sulla costa tirrenica. Anch’essa facile da girare a piedi, piccola, piena di stradine acciottolate, con la Rocca che si staglia sullo sfondo. Una folla di turisti la invade per tutto il periodo estivo e i negozi di souvenir e le gelaterie (buooona la brioche con gelato!) sono disseminati ovunque. Abbandonate, in queste piccole chicche, le guide: l’unica cosa da fare è gironzolare, con gli occhi al cielo, pronti a scorgere deliziosi balconcini, e seguire l’odore della salsedine. Abbiamo fatto una pausa relax nella spiaggia di Cefalù: sinceramente, a parte la comodità, non mi sono spiegata il perchè dell’interesse che le ruota attorno. La spiaggia a mezzaluna è piccola, sabbiosa e sempre super affollata e l’acqua non particolarmente limpida.

spiaggiacefalicefau

Non ci è dispiaciuto quindi tornare verso la macchina: una scossa alle scarpe per togliere gli ultimi granelli di sabbia e via, verso Castellammare del Golfo. Lì abbiamo fatto un giro veramente veloce (il tempo di una granita al gelso), per poi correre verso Scopello, un suo comune. C’è un bel mare, a Scopello – è nei pressi della Riserva dello Zingaro, in cui non siamo andati per motivi di tempo – e la possibilità di vedere le tonnare.

castellammare

Guardando l’orologio ci è preso un colpo: avremmo trascorso la notte a Trapani, in un B&B – e come si sa, la receptionist nei B&B non è sempre a disposizione. Temendo di far tardi, siamo nuovamente saliti in macchina. Il B&B Arcipelago, dove abbiamo alloggiato, di positivo aveva solo la posizione (la mia recensione su TripAdvisor) ma quella sera non ci abbiamo nemmeno fatto caso, tanto eravamo stanchi e contemporaneamente impazienti di vedere Trapani.

Doccia, mini-riposino, un filo di trucco ed eccoci a ristorante: abbiamo mangiato alla Cantina Siciliana, piuttosto in centro, e siamo stati da Dio. La serata si è conclusa con un giro per Trapani: ci è subito apparsa viva, giovane, frizzante. Le luminarie la rendono caratteristica, assieme a un gran numero di bar e ristorantini affollati. Mi ha subito conquistato – di giorno non c’è gran che da vedere, ma mi è sembrata una città “vivibile”, e mi ha ricordato molto la mia in questo senso: una città non piena di arte e cultura come è ad esempio Firenze, ma neanche una città fantasma, dove le strade si svuotano subito dopo il tramonto.

trapani

La mattina seguente siamo approdati sulle bellissime spiagge di San Vito lo Capo: inizialmente ci siamo “accampati” nel punto più affollato – eravamo convinti che tutte quelle persone fossero lì perchè lì c’era anche il mare più limpido! Ma, con nostra grande sorpresa, per trovare l’acqua blu c’era da nuotare un bel po’: la riva era torbida. Non ci riuscivamo a spiegare perchè tutti decantano gli splendori di San Vito lo Capo. E poi, mentre facevamo una passeggiata, del tutto casualmente, abbiamo capito: il punto più bello è a circa un kilometro di distanza da dove avevamo disteso l’asciugamano. E lì è davvero un paradiso: meno spiaggia e più scoglio ma anche meno calca e acqua cristallina.

sanvitolocapo

Il pomeriggio però non l’abbiamo trascorso in relax al mare: abbiamo visitato il tempio di Segesta, un tempio greco imponente e abbastanza ben conservato (o ricostruito? Non ne sono sicura, a dire il vero) posto in una sorta di valle in cui sono conservati altri resti archeologici. La parte più interessante secondo me infatti non è il tempio, bensì l’anfiteatro: ci si sente veramente piccini, da laggiù, e l’acustica è talmente perfetta da far invidia alle costruzioni moderne.

segesta

Dopo un pit-stop-doccia in albergo, abbiamo deciso dove andare a cena: a Erice, situata in altura, sull’omonimo monte Erice: una sorta di San Gimignano siciliana, un borghetto di quelli che piacciono tanto a me. Da girare a piedi e, ancora una volta, col naso all’insù, ma senza dimenticare di guardare il panorama, che dall’alto è da brivido. Ci sono un sacco di chiesine graziose – ovviamente la sera sono chiuse, ma l’esterno è decisamente da fotografia. Personalmente consiglio di andare a Erice proprio la sera: cenare (al ristorante Gli Archi di San Carlo siamo stati benissimo, c’è un’ottima scelta di vini e se siete amanti della carne vi leverete qualsiasi voglia o sfizio – ma per il dolce conviene lasciarsi un buchino da riempire con qualche prelibatezza da acquistare nei vari bar lungo la strada) e poi girellare in lungo e in largo, “a braccio”. A Erice si può arrivare anche con la funivia, ma ci è sembrata un po’ cara e abbiamo preferito rimanere fedeli al furgoncino bordeaux.

erice

Il giorno seguente è stato interamente trascorso a Favignana, raggiungibile in meno di un’ora di traghetto da Trapani. Ma Favignana merita un post a parte come #onedaytrip, quindi ve ne parlerò prossimamente. La sera siamo comunque tornati al B&B per una doccia, e poi abbiamo cenato al ristorante I Vitelloni, uno dei migliori in città, molto moderno e minimal nell’arredamento, con dei piatti da leccarsi i baffi.

Avendo ancora molto da raccontare sulla Sicilia (mancano ancora tre giorni pieni!) ho deciso di “suddividere quest’esperienza in tre parti”, ossia raccontarla in tre post. Mi sono resa conto che a furia di parlare di paesini, borghetti e spiagge riempio  righe e righe senza quasi rendermene conto. Così per oggi concludo la seconda parte, e l’ultima, un itinerario da Mozia a Corleone, arriverà il più presto possibile!

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