Sicilia parte I: Palermo

Non sono mai stata troppo in giro per l’Italia. Paradossalmente, come spesso accade, mi sono ritrovata più volte su un aereo o su un treno diretti fuori dal confine della mia nazione che su quelli con meta “nostrana”. Ma come già detto, quest’estate ha rappresentato una piacevole inversione di rotta.

La destinazione di inizio Agosto è stata la Sicilia, la parte centro-occidentale.

Il viaggio si è composto di più tappe, ma oggi parlerò di Palermo.

Sono partita dall’aeroporto di Pisa – con tanto di volo in ritardo, con conseguente colazione gentilmente offerta da Ryanair. E poi in un’oretta o forse anche meno sono arrivata a Palermo, dove ho trovato un singolare signore con una t-shirt con un unicorno ad attendermi al noleggio auto. Eravamo un gruppo di sette persone e ci siamo accomodati su un furgoncino bordeaux prenotato precedentemente online e diventato poi nei giorni successivi il nostro fedele compagno di viaggio: scassettato, col finestrino destro bloccato e le marce un po’ problematiche, ma adorabile. L’aeroporto Falcone e Borsellino dista meno di mezz’ora del centro di Palermo, e abbiamo raggiunto facilmente e in fretta il nostro hotel, il Tonic, nel quartiere ottocentesco. Poco prima, lungo l’A29, nei pressi dello svincolo Capaci, ci siamo fermati qualche minuto a osservare il monumento eretto in memoria della strage del 1992, in cui morirono Falcone, la moglie e alcuni uomini della scorta: senza alcun fronzolo, freddo, spoglio, eppure capace di far venire i brividi.

La receptionist dell’hotel ci ha indicato due o tre posti dove mangiare: eravamo tutti a bocca asciutta dalla famosa colazione offerta, e sinceramente… era ora di far iniziare quello che si prospettava un vero tour enogastronomico, piuttosto che una vacanza! E così è stato: la nostra meta è stata Ke Palle, uno posticino piccolissimo e super affollato, in via Maqueda (una delle più importanti della città), dove si trovano arancini per tutti i gusti: oltre ai classici ci sono con i funghi, col radicchio, col ragù di seitan…

Col brontolio dello stomaco ormai placato, abbiamo proseguito lungo via Maqueda fino a raggiungere l’incrocio con corso Vittorio Emanuele, che prende il nome di Quattro Canti: in ogni angolo della piazza c’è una statua che rappresenta una stagione. Nei paraggi c’è poi da vedere la cosiddetta Fontana della Vergogna, ovvero la fontana che domina piazza Pretoria, così ribattezzata per via delle sue vasche affollate da ninfe che evidentemente sono state a lungo considerate troppo spudorate. Abbiamo proseguito senza meta per un’oretta: eravamo tutti troppo provati dal viaggio, che in fin dei conti si era rivelato piuttosto lungo, per mettere mano a guide e smartphone e programmare un vero itinerario. E così ci siamo ritrovati, praticamente per caso, alla Cattedrale, nel quartiere del Capo. Decisamente imponente, l’interno si è rivelato una delusione. Si può comunque salire – preparatevi però al mal di gambe del giorno dopo! – a vedere com’è Palermo dall’alto. Decisamente suggestiva.

Il girello senza meta è proseguito fino al Palazzo dei Normanni – ci siamo solo passati davanti, perchè poi abbiamo adocchiato la famosa Gelateria d’Orleans, una delle migliori di Palermo, e la gola ha avuto la meglio.

La sera abbiamo cenato in un ristorante vicino all’hotel – e menomale, perchè è scoppiato un temporale estivo memorabile e ovviamente eravamo tutti senza ombrello!

Il giorno dopo ci siamo alzati di buon’ora per andare alla Vucciria, un quartiere malandato, dove si tiene un famoso mercato. È stato abbastanza deludente, così abbiamo deciso di andare a controllare se quello di Ballarò fosse più caratteristico: e decisamente lo è stato! Banchi di frutta a pochi spiccioli, sigarette di contrabbando, basilico in tutti i modi, un fiume di persone, venditori ambulanti che cercavano di accaparrarsi i clienti chiamandoli a gran voce e annunciando le loro specialità… finalmente mi sono sentita immersa nell’autentica realtà siciliana, piena di sapori, odori e colori, ma anche di rumori.

Per pranzo abbiamo ordinato qualche panino schietto (ricotta e caciocavallo) e alcuni maritati (con la meusa, cioè la milza… cioè ovviamente non l’ho ordinato io) all’Antica Focacceria San Francesco, sempre nel centro storico.

Il pomeriggio siamo tornati a visitare il Palazzo dei Normanni, che dall’esterno prometteva proprio bene. Al piano terra c’era una mostra di Botero, Via Crucis: un’esposizione di opere che rappresentavano la passione di Cristo vista attraverso gli occhi di uno che tanto credente, in fin dei conti, non lo è. E sarà che Botero mi è sempre piaciuto e forse sono di parte, ma l’ho trovata veramente interessante.

Al piano di sopra si può visitare la Cappella Palatina, recentemente ristrutturata, scintillante e colorata, a mosaico.

Era ancora troppo presto per tornare in hotel, così abbiamo preso il nostro adorato furgoncino e ci siamo diretti a Mondello, una spiaggia a solo una ventina di minuti dalla città, meta ideale per tutti i palermitani in cerca di una breve fuga dalla frenesia di tutti i giorni. Il tempo di un tuffo in un’acqua che sembrava un brodo – ma molto bella e pulita! – ed era già tempo di… ricominciare a mangiare.

E il ristorante Ferro di Cavallo ci ha regalato un’esperienza speciale, emozionante, da brividi. Se ripenso ai loro cannoli piango, perchè so che fino a quando non ci tornerò non potrò più mangiarne di così buoni.

Il tour di Palermo si è concluso la mattina seguente, alla Cala, che altro non è che un porto turistico.
Palermo è stata, in realtà, al di sotto delle mie aspettative. L’ho trovata piuttosto tenuta male, abbastanza sporca, come se chi ci vive non fosse consapevole del suo potenziale e non riuscisse a valorizzarlo in alcun modo. Ci sono però davvero molte chiese da visitare, molte di più di quelle che ho visto io, anche solo dall’esterno, ed è a suo modo caratteristica. In definitiva, non è certo priva di interesse ma ha ancora molta strada da fare per poter competere con altre città delle sue stesse dimensioni (ovviamente, nella mia classifica personale!).

Next stop: Monreale!

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