Fine febbraio a Madrid

Beh, forse non ho cambiato idea sullo spagnolo, lingua che ho studiato per un anno per senso del dovere, per saper fare discorsi elementari nelle principali lingue europee, e lingua che continua a “non suonarmi”, a non appartenermi, a non rilassarmi. Forse in generale non ho neanche cambiato idea sulla Spagna: per quel che ho visto, è molto bella vista con gli occhi del turista, ma non mi è mai passata per la mente l’idea di andarci a vivere, ecco. Però Madrid ha rappresentato un’inaspettata eccezione.
Madrid è un po’ un museo a cielo aperto – anche se di musei importanti ce ne sono ben tre: il Museo del Prado, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza, per non parlare dei minori. Ogni angolo è caratteristico, da foto, da cartolina; basta alzare gli occhi verso i balconcini disseminati ovunque per adorarla. Ho apprezzato proprio questo della capitale spagnola: il perdersi fra le sue strade, più piccole o più grandi, e rimanere ogni volta colpiti da un qualche dettaglio, non necessariamente famoso e osannato dai critici d’arte, ma bello, a suo modo.
C’è da dire che questo è il secondo viaggio che faccio in un periodo “morto” – il primo è stato a Londra lo scorso maggio. E ho deciso che fino a quando studierò – quindi ancora per un paio d’anni buoni – e potrò quindi permettermi di “prendere ferie” più o meno quando voglio, senza chiedere a nessuno, cercherò di organizzare tutti i miei viaggi in periodi del genere. Madrid a febbraio è un po’ fredda, ma niente di trascendentale, un paio di guanti e uno sciarpone in borsa sono indubbiamente da preferire alle file immense davanti ai musei e al palazzo reale e alle gomitate di fronte al Guernica. Ovviamente anche i voli aerei sono assai convenienti – con una cinquantina di euro o poco più si va da Pisa a Madrid col bagaglio a mano. Per quanto riguarda l’alloggio, personalmente sono un po’ “da bosco e da riviera”, e così come so apprezzare un cinque stelle mi so adattare nella camera comune del più infimo ostello di periferia, ma questa volta la soluzione ideale è arrivata grazie all’hostal: questo incrocio fra un hotel e un ostello è la soluzione ideale per non alleggerire il portafoglio e trovare una stanza piccola ma pulita e solitamente in centro.
Sono arrivata di giovedì mattina – dall’aeroporto in quattro persone è forse più conveniente un taxi, che ha una tariffa fissa di 30 euro, quindi qualche euro in più della metropolitana, però snellisce i tempi. Dopo essermi sistemata in hostal, ho fatto la seconda colazione: e come cominciare meglio che con un bocadillo al Jamón? La catena “Museo del Jamón” ha bar e ristorantini sparsi un po’ in tutta la città, prezzi onesti che crescono o diminuiscono a seconda della qualità del prosciutto con cui è riempito il panino.
Il giro della città è cominciato poi – un classico! – da Plaza Mayor, che ho apprezzato molto di giorno, è ariosa e piena di tavolini al sole che in primavera devono regalare aperitivi di tutto rispetto ai frequentatori, ma meno di notte, perché l’ho trovata un po’ meno viva rispetto ad altre piazze. Lì vicino c’è il Mercado di San Miguel, molto carino e caratteristico, ma dopo aver visto il Mercato Centrale di Firenze, il paragone non regge.
Ho poi proseguito con la cattedrale dell’Almudena e la sua cripta e il vicino Palazzo Reale, anch’esso bello anche se paragonato alle residenze russe ho dovuto ridimensionare il mio apprezzamento. Un giretto veloce va fatto anche nella Piazza dell’Oriente e in quella di Spagna.
A cena sono stata a Malasaña, quartiere che col suo “vicino” Chueca mi ha fatto innamorare della capitale: pieno di negozietti, bar, ristoranti, merita sia di giorno che di sera, sempre zeppo di persone, turisti e spagnoli indistintamente… un gioiellino! Il ristorante “El bocaito” nei dintorni mi ha permesso di fare un menù degustazione di tapas che mi ha calato ancora di più nell’atmosfera spagnola.
Altra piazza bellissima sia di giorno che di notte è Puerta del Sol, col suo celebre orso – per farsi una foto con lui preparatevi a fare la guerra!
Anche Plaza de Cibeles e la Puerta de Alcalà meritano quantomeno una scatto. Più in periferia se così vogliamo dire – nel senso che ci vuole un quarto d’ora in taxi dal centro e a piedi è bella lunga da fare – è Plaza de Toros, famosa per la corrida che vi viene fatta quando il tempo è più bello, col vicino quartiere di Salamanca, dove ci sono negozi di alta moda.
La stazione di Atocha è famosa per essere stata ristrutturata dopo un recente attentato: io personalmente l’avevo a due passi dall’hostal, quindi ci ho fatto più di un giro.
A piedi si raggiunge bene qualsiasi quartiere, e i taxi che ho preso sono stati tutti solo “comodi”, per snellire i tempi e per via della stanchezza, ma fondamentalmente avrei potuto girare sulle mie gambe in ogni occasione. La sera la calle di Atocha è molto animata, così come Plaza de Santa Ana e la Huertas. Stesso discorso per il quartiere de La Latina – mentre il suo “vicino” Lavapiés non mi ha entusiasmato.
C’è da dire che ero con i miei genitori, e quindi mi sono goduta a pieno da Madrid di giorno, mentre dovrei ancora lavorare sulla Madrid di notte. Ma questo è un pretesto per tornarci, ovviamente, assieme a: fare un giro “da spagnola” nel Parco del Retiro, che ho praticamente solo intravisto; fare colazione con i Churros della famosa cioccolateria San Ginés; andare a fare una dozzina di aperitivi fra i quartieri che ho nominato prima e nei quali ho intravisto movimento e fiesta e via dicendo. Ho cambiato forse idea sulla Spagna, ma non certo sul lasciarsi dietro pretesti per creare occasioni di rivedere posti in cui sono già stata!

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